Per la tua Organizzazione.
01
l'estensione della mappa
Dalla Persona alla Comunità
Ogni relazione prende forma da una presenza.
Per questo il lavoro sulla presenza non riguarda soltanto il benessere individuale.
Ogni volta che una persona impara ad abitare con maggiore consapevolezza il proprio corpo, i propri pensieri e le proprie emozioni, cambia anche il modo in cui incontra gli altri.
Una presenza più consapevole genera relazioni più affidabili.
Relazioni più affidabili rendono possibile una comunità più viva.
È da questa convinzione che nasce il mio lavoro.
La mappa della presenza parte dalla persona, ma non si ferma alla persona.
Si estende alle coppie, ai gruppi, ai contesti di lavoro, alle organizzazioni, ai luoghi educativi e, più in generale, alla vita della comunità.
Perché ogni comunità è fatta di persone.
E la qualità della vita collettiva dipende, nel tempo, dalla qualità delle relazioni che quelle persone costruiscono ogni giorno.
Non penso alla comunità come a qualcosa di astratto.
Penso a una riunione di lavoro.
A un consiglio di classe.
A una famiglia seduta attorno a un tavolo.
A un'équipe sanitaria.
A un'associazione di volontariato.
A un ufficio comunale.
A un gruppo che prova a prendere una decisione.
Ogni volta accade la stessa cosa: la qualità della relazione nasce dalla qualità della presenza con cui ciascuno entra in quello spazio.
Per questo parlare di presenza significa parlare anche di cultura.
Una cultura che rende possibile l'ascolto prima della reazione.
La responsabilità prima del giudizio.
La collaborazione prima della contrapposizione.
La cura prima dell'efficienza.
Non è un ideale da raggiungere.
È una pratica quotidiana.
Un modo di abitare i luoghi che attraversiamo.
Per questo accompagno persone, gruppi e organizzazioni ad allenare la presenza.
Perché credo che la qualità della presenza con cui viviamo le relazioni contribuisca, nel tempo, a dare forma alla vita della comunità.
Ogni comunità prende forma dalle relazioni.
Ogni relazione prende forma dalla presenza.
02
La cornice esperienziale
La presenza non si trasmette.
Può essere raccontata, studiata, compresa. Ma diventa realmente conoscenza solo quando viene vissuta.
Per questo ogni percorso che propongo nasce all'interno di una cornice esperienziale.
La cornice esperienziale è uno spazio intenzionalmente progettato perché la presenza possa essere sperimentata.
Non è un insieme di esercizi né una sequenza di attività.
È un contesto in cui ogni elemento contribuisce a rendere possibile l'esperienza: lo spazio e il tempo, il corpo e il movimento, la parola e il silenzio, l'ascolto e la relazione.
In questa cornice si intrecciano i tre linguaggi che attraversano tutto il Metodo – corpo, parola e relazione – perché è nel loro dialogo che la presenza prende forma.
Il corpo permette di accorgersi.
La parola aiuta a dare significato a ciò che è stato vissuto.
La relazione offre lo spazio in cui ciò che emerge può essere riconosciuto, condiviso e trasformato.
Per questo non accompagno le persone verso un risultato prestabilito.
Costruisco una cornice sufficientemente solida da accogliere l'esperienza e sufficientemente aperta da lasciare emergere ciò che ogni persona e ogni gruppo portano con sé.
La cornice rimane.
L'esperienza cambia ogni volta.
Perché cambiano le persone, le relazioni e il momento della vita che stanno attraversando.
È in questo incontro tra una struttura intenzionale e l'unicità di ogni esperienza che la presenza può essere allenata.
E, allenandosi, trasformare il modo di abitare sé stessi, le relazioni e, nel tempo, la comunità.
A chi si rivolge.
È un percorso per chi riconosce che prendersi cura della propria presenza non è soltanto un gesto personale, ma un modo di contribuire, ogni giorno, alla qualità della vita condivisa.
